Come scrivere un comunicato stampa: guida completa con esempio e modello
Come scrivere un comunicato stampa che una redazione legge davvero: struttura sezione per sezione, un esempio completo commentato, gli errori più comuni in Italia e i modelli Word gratuiti da copiare.
Scrivere un comunicato stampa significa mettere una notizia in una pagina, nell'ordine in cui un giornalista la vorrebbe leggere: prima il fatto, poi il contesto, poi chi lo dice, infine chi siete e come contattarvi. Un comunicato stampa è un testo breve, di solito tra le 300 e le 500 parole, inviato a redazioni e giornalisti per annunciare qualcosa che ha valore di notizia: un evento, un'apertura, un lancio, una nomina, un risultato. Non è una pubblicità, non è un articolo e non è un post per i social. È un'offerta di materiale a chi scrive per mestiere, e va scritto in modo che possa essere usato con il minimo sforzo, anche copiato pari pari.
Questa guida spiega come si scrive, sezione per sezione, con un esempio completo commentato riga per riga, gli errori che nella nostra esperienza fanno finire un comunicato nel cestino e i modelli da copiare. Ho fatto ufficio stampa per anni prima di costruire Comunicato.net, e quasi tutto quello che leggerete qui viene da comunicati inviati, ignorati, riscritti e finalmente pubblicati.
In breve
- Un comunicato stampa risponde nelle prime tre righe a chi, cosa, dove, quando e perché.
- Il titolo è la notizia in una frase, non lo slogan della campagna.
- Lunghezza giusta: 300–500 parole, una pagina. Oltre le 700 nessuno lo legge intero.
- Struttura italiana: titolo, occhiello o sottotitolo, luogo e data, lead, corpo, citazione, boilerplate, contatti stampa.
- Tono neutro, terza persona, niente aggettivi promozionali. Il giudizio lo mette il giornalista, non voi.
- Una sola citazione, che aggiunge qualcosa e non ripete il titolo.
- Invio via email nel corpo del messaggio, niente allegati pesanti, un destinatario per volta.
- Ogni comunicato va poi pubblicato su un URL proprio, per essere trovato e citato: su Comunicato.net si pubblica gratis.
Cos'è un comunicato stampa e a cosa serve
Un comunicato stampa è lo strumento con cui un'organizzazione comunica una notizia ai media. Serve a una cosa sola: far sapere a chi scrive che è successo qualcosa, con i fatti già in ordine. Il giornalista che lo riceve decide se ne vale la pena, se ha bisogno di altro, se chiamare. Se volete la definizione estesa e la differenza tra comunicato e articolo, c'è la guida su cos'è un comunicato stampa. Qui andiamo direttamente alla scrittura.
Il primo errore, prima ancora di scrivere, è mandare un comunicato quando non c'è una notizia. «Abbiamo rinnovato il sito», «siamo orgogliosi dei nostri valori», «continuiamo a crescere» non sono notizie. Una data, un luogo, una novità verificabile, un numero, una persona che cambia ruolo: queste sono notizie. Se il vostro comunicato non regge la domanda «cosa è successo?» in una frase, non è pronto.
La struttura del comunicato stampa, sezione per sezione
Un comunicato stampa italiano ha una forma consolidata, la stessa che usano gli uffici stampa e le agenzie. Rispettarla non è formalismo: un giornalista che riceve trenta comunicati al giorno cerca le informazioni sempre nello stesso posto. Se le trova, va avanti; se deve cercarle, chiude la mail.
Il titolo
Il titolo è la notizia in una frase, massimo dieci o dodici parole. Deve poter diventare il titolo dell'articolo senza modifiche. Soggetto, verbo al presente, complemento: «Cantina Bosco Alto apre la prima enoteca a Verona il 10 ottobre». Niente punto esclamativo, niente maiuscole gridate, niente giochi di parole che funzionano solo se già sapete di cosa si parla.
Un test veloce: leggete il titolo a qualcuno che non conosce la vostra organizzazione. Se deve chiedere «cioè?», il titolo è uno slogan e va riscritto.
L'occhiello e il sottotitolo
In Italia il titolo è spesso accompagnato da un occhiello (la riga corta sopra il titolo, che dà il contesto) o da un sottotitolo (la riga sotto, che aggiunge il dettaglio più importante). Nei comunicati si usa quasi sempre il sottotitolo, di una o due frasi: «Trenta etichette del Valpolicella e una sala per le degustazioni: il progetto nasce dalla collaborazione con il consorzio di tutela». Il sottotitolo serve a chi legge solo le prime due righe, e sono molti.
Luogo e data
Prima del testo, sulla stessa riga, si scrivono città e data: «Verona, 22 settembre 2026». Sembra banale ed è la riga che manca più spesso. Senza data il giornalista non sa se la notizia è di oggi o del mese scorso, e un comunicato senza data non viene ripreso. Il luogo è quello da cui parte la notizia, di solito la sede dell'organizzazione o la città dell'evento. Se il comunicato è sotto embargo, la dicitura va qui sopra, in evidenza.
Il lead con le 5 W
Il primo paragrafo, il lead, contiene tutto quello che serve a scrivere una breve: chi (who), cosa (what), dove (where), quando (when), perché (why). Tre o quattro righe, mai di più. Chi legge solo il lead deve poter raccontare la notizia a un collega. Le 5 W sono una regola da scuola di giornalismo, ma è il motivo per cui i comunicati funzionano: un giornalista può tagliare il testo dal basso e la notizia resta intera.
Esempio di lead che funziona: «Cantina Bosco Alto, azienda vinicola a conduzione familiare della Valpolicella, apre sabato 10 ottobre 2026 la sua prima enoteca nel centro storico di Verona, in via Sottoriva 12. Lo spazio ospiterà trenta etichette del territorio e una sala per le degustazioni guidate, con l'obiettivo di portare in città i produttori più piccoli della valle.» Chi, cosa, quando, dove, perché: c'è tutto in due frasi.
Il corpo
Dopo il lead vengono i dettagli, in ordine di importanza decrescente: la cosiddetta piramide rovesciata. Programma, numeri, nomi, prezzi, orari, come partecipare. Paragrafi corti, tre o quattro righe ciascuno, e un'informazione nuova per paragrafo. Il corpo è il posto per il contesto («l'enoteca nasce dopo tre anni di degustazioni itineranti») e per i dati concreti («trenta etichette, dodici produttori, degustazioni ogni sabato alle 18»). Non è il posto per la storia dell'azienda dal 1962: quella va nel boilerplate.
Se dovete spiegare più di due cose, chiedetevi se sono due comunicati. Nella nostra esperienza un comunicato con due notizie ne vede pubblicata una sola, e non è mai quella che vi interessava.
La citazione
Una citazione, attribuita a una persona con nome e ruolo, tra virgolette basse. Serve a dare voce e a far entrare nel testo l'unica cosa che il giornalista non può scrivere da solo: un'opinione, una motivazione, una promessa. La citazione buona dice qualcosa che nel resto del comunicato non c'è. Quella cattiva ripete il titolo con «siamo entusiasti» davanti.
Funziona: «Abbiamo aperto in città perché a Verona i vini della valle si trovano quasi solo nei ristoranti. Volevamo un posto dove chi vive qui potesse comprare la bottiglia di un produttore da tremila bottiglie l'anno», dice Marta Bonelli, titolare. Non funziona: «Siamo entusiasti di annunciare l'apertura della nostra prima enoteca», dice la titolare. Quando serve, il giornalista potrà chiedere altre dichiarazioni: lasciate i contatti.
Il boilerplate: «Chi è»
Il boilerplate è il paragrafo fisso in fondo, introdotto da «Chi è [Organizzazione]» o «[Organizzazione] in breve». Tre o quattro righe: cosa fate, da quando, dove, un numero se ne avete uno significativo, il sito. Si scrive una volta e si riusa in tutti i comunicati. È il posto della storia dal 1962 e dei valori, ma in versione compressa. Il giornalista lo usa per la frase di contesto («l'azienda, fondata nel 1962, produce circa 80.000 bottiglie l'anno») e per capire se siete rilevanti per la sua testata.
I contatti stampa
Nome, ruolo, email e telefono di una persona che risponde. Non un indirizzo info@, non un centralino. Il giornalista che ha una domanda alle 17.40 per un pezzo che chiude alle 18 chiama il numero che trova: se non risponde nessuno, il pezzo esce senza di voi o non esce. Aggiungete il link alla cartella stampa, se ce l'avete, con foto in alta risoluzione e logo scaricabili.
L'embargo
L'embargo è la richiesta di non pubblicare prima di una certa data e ora. Si scrive in alto, prima del titolo: «Embargo fino alle ore 10.00 di giovedì 8 ottobre 2026». Si usa quando volete dare ai giornalisti il tempo di preparare un pezzo su una notizia che ha una data precisa (un premio, un annuncio in conferenza stampa, un dato che esce a un'ora fissa). Due avvertenze. La prima: l'embargo è un patto di fiducia, non un vincolo legale, e con chi non conoscete non funziona. La seconda: un'associazione o una PMI che mette l'embargo su una sagra fa sorridere. Usatelo solo quando la notizia lo giustifica, e in tutti gli altri casi scrivete il comunicato il giorno in cui può uscire.
Un esempio completo di comunicato stampa, commentato
Ecco un comunicato per un'organizzazione fittizia, scritto come lo manderei io. Prima il testo intero, poi la spiegazione paragrafo per paragrafo.
Il comunicato
COMUNICATO STAMPA
Il Teatro Stabile del Borgo riapre dopo due anni di lavori con una stagione di dodici titoli
Inaugurazione sabato 17 ottobre con «Le voci del fiume», produzione originale con dodici attori del territorio. Abbonamenti in vendita dal 25 settembre, prezzi da 60 euro
Mantova, 22 settembre 2026
Il Teatro Stabile del Borgo, sala da 280 posti nel centro storico di Mantova chiusa dal 2024 per il restauro, riapre al pubblico sabato 17 ottobre 2026 con una stagione di dodici spettacoli in cartellone fino ad aprile. L'inaugurazione è affidata a «Le voci del fiume», produzione originale del teatro con dodici attori mantovani, in scena per tre serate dal 17 al 19 ottobre.
Il restauro, durato ventidue mesi, ha riguardato la copertura, l'impianto elettrico e la platea, con la sostituzione delle poltrone originali del 1954 e l'installazione di un impianto per l'ascolto assistito. L'intervento è stato finanziato dal Comune di Mantova, dalla Fondazione Cariplo e da una raccolta fondi tra i cittadini che ha coinvolto 412 sostenitori.
La stagione 2026-2027 comprende sei produzioni ospiti, quattro spettacoli per le scuole e due produzioni originali. Gli abbonamenti, da 60 a 150 euro, sono in vendita dal 25 settembre alla biglietteria del teatro (via Cavour 8, martedì-sabato 16-19) e sul sito. Il programma completo è disponibile nella cartella stampa.
«Abbiamo scelto di riaprire con una produzione nostra, e non con un nome noto, perché per due anni la città ci ha tenuti in piedi con le donazioni. Ci sembrava giusto che la prima sera fossero sul palco le persone di qui», dice Elena Marchetti, direttrice artistica del Teatro Stabile del Borgo.
Chi è il Teatro Stabile del Borgo. Fondato nel 1954 come cinema-teatro parrocchiale, dal 1998 è gestito dall'omonima associazione culturale, che produce spettacoli di prosa e organizza una stagione annuale e un laboratorio permanente per adolescenti. Ha 280 posti e circa 9.000 spettatori a stagione. www.teatrostabiledelborgo.it
Contatti stampa: Luca Ferrari, comunicazione, [email protected], 0376 000000. Foto in alta risoluzione, logo e programma completo nella cartella stampa: www.teatrostabiledelborgo.it/stampa
Perché è scritto così, paragrafo per paragrafo
La dicitura «Comunicato stampa» in testa. Dice al destinatario cosa sta leggendo. Nel corpo di un'email si può omettere, se l'oggetto già lo dice; nel documento allegato o nella pagina pubblicata va sempre messa.
Il titolo. «Il Teatro Stabile del Borgo riapre dopo due anni di lavori con una stagione di dodici titoli». Soggetto, verbo, fatto, numero. Un giornale locale può usarlo così com'è. Notate cosa manca: «finalmente», «grande», «attesissima». Se il fatto è interessante, gli aggettivi non servono; se non lo è, non lo salvano.
Il sottotitolo. Aggiunge le tre cose che il titolo non conteneva: la data di inaugurazione, lo spettacolo, il prezzo. Chi legge solo titolo e sottotitolo ha già una breve di due righe.
Luogo e data. «Mantova, 22 settembre 2026». La data del comunicato, non quella dell'evento. Il giornalista capisce che è una notizia fresca e che ha tre settimane per farci un pezzo.
Il lead. Due frasi, tutte e cinque le W: chi (il teatro, con una descrizione di sette parole per chi non lo conosce), cosa (riapre con una stagione), quando (17 ottobre), dove (centro storico di Mantova), perché (chiuso dal 2024 per il restauro). La seconda frase dà il dettaglio dell'inaugurazione. Se il testo venisse tagliato qui, la notizia sarebbe completa.
Il secondo paragrafo. Il restauro: mesi, interventi, chi ha pagato. Sono i dati che il giornalista cerca per dare sostanza al pezzo e che altrimenti vi chiederebbe per telefono. Il numero dei sostenitori (412) è il dettaglio che finisce nell'articolo, perché è preciso e racconta qualcosa. «Molti cittadini» non sarebbe finito da nessuna parte.
Il terzo paragrafo. La stagione e le informazioni di servizio: quanti spettacoli, quanto costa, dove si compra, quando. Un quotidiano locale pubblica volentieri le informazioni pratiche, perché servono ai lettori. Il programma completo non è nel comunicato: è nella cartella stampa, dove non appesantisce.
La citazione. Dice una cosa che il resto del testo non dice: perché hanno scelto una produzione propria per la prima sera. È una motivazione, ha un tono umano, e dà al giornalista un virgolettato da usare senza doverlo chiedere. Nome, cognome e ruolo di chi parla.
Il boilerplate. Storia, gestione, cosa fa, due numeri, il sito. Quattro righe. Il giornalista che non conosceva il teatro ora sa come descriverlo in una frase.
I contatti stampa. Una persona, un'email dedicata, un telefono, il link alla cartella stampa con le foto in alta risoluzione. Le foto non sono allegate: sono scaricabili da un link.
In tutto 330 parole circa. Sta in una pagina. Si legge in un minuto e mezzo.
Gli errori più comuni nei comunicati stampa italiani
Nella nostra esperienza gli stessi errori tornano in nove comunicati su dieci scritti da chi non lo fa per mestiere. Nessuno è grave da solo; insieme spiegano perché la maggior parte dei comunicati non viene letta fino in fondo.
Il tono promozionale
«Leader nel settore», «soluzione innovativa», «eccellenza», «unico nel suo genere», «siamo lieti di annunciare». Il giornalista cancella mentalmente ogni aggettivo di questo tipo e valuta quello che resta. Se resta poco, il comunicato è finito. Scrivete in terza persona, al presente, con fatti e numeri; il giudizio, se merita, lo darà chi scrive l'articolo.
La data mancante
Un comunicato senza «Città, giorno mese anno» in testa non ha una collocazione nel tempo. Chi lo riceve non sa se è di oggi o è già uscito ovunque due settimane fa. Nel dubbio non lo usa. È l'errore più facile da evitare ed è tra i più frequenti.
Il comunicato di 1.500 parole
Il comunicato che racconta tutto: la storia dell'azienda, la visione, il team, tre notizie, il programma completo. Un giornalista non lo legge; al massimo lo scorre cercando il fatto, non lo trova subito e passa oltre. Se avete tanto materiale, il comunicato resta di una pagina e il resto va in cartella stampa.
Gli allegati pesanti
Un PDF di 12 MB, cinque foto in alta risoluzione, il PowerPoint della presentazione. La mail non arriva, finisce nello spam o viene aperta con fastidio. Il testo del comunicato va nel corpo dell'email; foto, logo e documenti in un link alla cartella stampa. Al massimo una foto leggera in allegato, se è la notizia stessa.
Il titolo con lo slogan
«Il futuro è adesso», «Un nuovo modo di vivere la città», «Insieme si può». Titoli che funzionano su un manifesto e non dicono nulla a chi non sa già di cosa si parla. Il titolo del comunicato è la notizia, lo slogan al massimo va nel corpo, tra virgolette, se proprio.
La citazione che ripete il titolo
«Siamo felici di aprire la nostra nuova enoteca a Verona», dice il titolare. Il giornalista lo sapeva già dal titolo. La citazione vale se aggiunge una motivazione, un'emozione, un'opinione, un dato che solo quella persona può dire. Altrimenti è spazio sprecato e, peggio, dà l'idea che non abbiate niente da dire.
L'invio in BCC di massa
Trecento indirizzi in copia nascosta, «Gentile redazione», nessun nome. È il modo più rapido per essere segnalati come spam da tutti insieme. I giornalisti se ne accorgono sempre, e nella nostra esperienza è uno dei motivi per cui alcune redazioni hanno smesso di leggere i comunicati che non arrivano da un mittente conosciuto. Un'email per destinatario, con il nome giusto e due righe scritte per quella persona: ne parliamo nella guida su come contattare i giornalisti.
Altri errori che vediamo spesso
- Il comunicato in prima persona plurale («abbiamo aperto», «siamo cresciuti») invece che in terza persona.
- Nessun contatto, o un indirizzo generico che nessuno controlla.
- L'invio di venerdì pomeriggio o alle 23, quando in redazione non c'è nessuno o c'è solo chi chiude il giornale.
- Il comunicato mandato come immagine o come PDF scansionato, che non si può copiare.
- Il link mancante: la notizia non ha un URL dove leggerla, condividerla e citarla.
Quanto deve essere lungo un comunicato stampa
Tra le 300 e le 500 parole, una pagina A4 con un carattere leggibile. Un annuncio semplice (una data, un'apertura, una nomina) sta in 250 parole. Un comunicato con più contenuto (una stagione, un bilancio sociale, un lancio con più prodotti) può arrivare a 600 o 700, ma oltre quella soglia la lettura cala e conviene spostare il materiale nella cartella stampa. Non esiste il comunicato troppo corto: se avete detto tutto in 200 parole, fermatevi.
Un criterio pratico: il comunicato deve poter essere tagliato dal basso, paragrafo dopo paragrafo, restando sensato. Se tagliando gli ultimi due paragrafi la notizia si rompe, l'ordine è sbagliato.
Come si scrive, passo dopo passo
- Scrivete la notizia in una frase. Se non ci riuscite, non avete ancora una notizia.
- Elencate le 5 W su un foglio: chi, cosa, dove, quando, perché. Aggiungete il come, se conta.
- Scrivete il lead con le 5 W in due o tre frasi.
- Aggiungete i dettagli in ordine di importanza: numeri, programma, informazioni di servizio.
- Chiedete a chi rappresenta l'organizzazione una frase che spieghi il perché, e usatela come citazione. Se vi risponde con lo slogan, rifate la domanda.
- Scrivete il titolo alla fine, quando sapete qual è il fatto. Poi il sottotitolo con il dettaglio più forte rimasto fuori.
- Incollate il boilerplate e i contatti stampa.
- Rileggete cancellando ogni aggettivo di giudizio. Contate le parole. Controllate la data.
- Fate leggere il testo a qualcuno esterno e chiedetegli di raccontarvi la notizia. Se la racconta giusta, è pronto.
Modello Word e fac simile: i modelli gratuiti da copiare
Non serve partire da un foglio bianco. Su Comunicato.net c'è una raccolta di modelli di comunicato stampa, uno per ogni tipo di notizia: ogni pagina contiene un fac simile compilato per un'organizzazione fittizia, la spiegazione di cosa cambia in quel caso specifico e una copia scaricabile da aprire in Word. I modelli sono liberi: copiateli, adattateli, usateli senza citare nessuno.
- Modello per un evento: il caso più comune, con le informazioni di servizio al posto giusto.
- Modello per la presentazione di un libro: autore, libreria, ospiti, e come non trasformarlo in una quarta di copertina.
- Modello per il lancio di un prodotto: come parlare di un prodotto senza scrivere una pubblicità.
- Modello per un'associazione: iniziative, raccolte fondi, assemblee, con il boilerplate del terzo settore.
- Modello per una startup e per un round di investimento: i due casi in cui il rischio di gergo è più alto.
- Modello per una nuova apertura, per un concerto, per una mostra, per un comune e altri ancora nell'hub.
Se preferite una bozza scritta a partire dalle vostre informazioni, il generatore di comunicati stampa produce un testo con questa stessa struttura da un brief in italiano. Costa 5 crediti, cioè meno di cinque euro, e la bozza va comunque riletta da voi: l'AI non sa cosa è successo davvero, e la citazione buona la potete scrivere solo voi.
La cartella stampa: dove mettere tutto il resto
Foto in alta risoluzione, logo, biografie, programma completo, scheda tecnica, comunicati precedenti: tutto quello che non sta nel comunicato va in una cartella stampa, cioè una pagina o una cartella condivisa da cui il giornalista scarica quello che gli serve. È il modo per tenere il comunicato in una pagina senza rinunciare a niente. Come si prepara, cosa contiene e un modello da copiare sono nella guida alla cartella stampa.
Dopo averlo scritto
Un comunicato scritto bene e lasciato in una cartella non serve a niente. Le tre cose da fare subito dopo, nell'ordine.
Primo: pubblicatelo. Un comunicato ha bisogno di un URL proprio, dove chiunque (un giornalista, un cliente, un motore di ricerca, un assistente AI) possa leggerlo e citarlo. Su Comunicato.net la pubblicazione è gratuita: create un account, incollate il testo, un revisore lo controlla (lunghezza minima, niente duplicati, niente spam, un link per comunicato) e il comunicato va online con il suo indirizzo, indicizzato e con un feed RSS. Nella mail ai giornalisti mettete quel link, così il testo è leggibile anche da telefono e senza allegati.
Secondo: trovate le persone giuste. Non «la redazione», ma il giornalista che negli ultimi mesi ha scritto di argomenti come il vostro. Potete farlo a mano, cercando gli articoli recenti sulla testata, oppure con la ricerca dei giornalisti, che per ogni testata individua chi copre il tema, con gli articoli recenti citati e l'email classificata come confermata, dedotta o generica.
Terzo: scrivete il pitch. Il comunicato non si manda mai da solo: davanti ci vanno tre o quattro righe scritte per quel giornalista, che spiegano perché quella notizia può interessare ai suoi lettori. Come si scrive, quando si manda e come si fa il follow-up senza diventare molesti è nella guida su come contattare i giornalisti. Se invece l'obiettivo è capire come si arriva su un giornale partendo da zero, senza ufficio stampa, c'è la guida su come ottenere copertura stampa.
Un'ultima cosa, che dico a tutti quelli che iniziano: il comunicato perfetto non esiste, e il comunicato buono mandato alla persona giusta batte sempre quello perfetto mandato a trecento indirizzi. Scrivetelo bene, corto, con i fatti in ordine, e poi pubblicatelo.