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Scrivere un comunicato

Cos'è un comunicato stampa: definizione, a cosa serve e differenza con l'articolo

Definizione di comunicato stampa, chi lo scrive e chi lo riceve, la struttura standard, la differenza con l'articolo, la nota stampa, il lancio d'agenzia, il redazionale e la rassegna stampa, quando inviarlo e come si diffonde oggi.

Simone Giacoaggiornato il 8 min di lettura

Un comunicato stampa è un testo breve, scritto da un'organizzazione e inviato ai giornalisti, che annuncia una notizia con i fatti essenziali: chi, cosa, dove, quando e perché. Serve a far sapere alle redazioni che qualcosa è successo o sta per succedere, in una forma che possano verificare e riprendere, così che decidano se scriverne.

Questa è la definizione. Il resto della pagina spiega da dove viene lo strumento, chi lo usa, com'è fatto, in cosa è diverso da un articolo, da una nota stampa, da un lancio d'agenzia, da un redazionale e da una rassegna stampa, quando ha senso scriverne uno e come si fa arrivare a chi deve leggerlo.

Origini e funzione

La forma che conosciamo nasce all'inizio del Novecento negli Stati Uniti, quando le aziende cominciano a dare ai giornali una versione scritta e datata dei fatti che le riguardano, invece di lasciare che i cronisti la ricostruiscano da soli. L'idea di fondo non è cambiata: chi ha una notizia la mette per iscritto, nel formato che il giornalista usa, e la firma. In Italia lo strumento si diffonde con gli uffici stampa delle grandi aziende e delle istituzioni nel dopoguerra, e con le agenzie di stampa che lo trasformano in lanci per gli abbonati.

La funzione è doppia. Per chi lo scrive, è il modo di far esistere un fatto nella forma in cui vuole che venga raccontato: nome giusto, data giusta, numeri giusti, una citazione scelta. Per chi lo riceve, è una materia prima: un fatto verificabile con un contatto a cui chiedere conferma. Il comunicato non è l'articolo. È quello che permette all'articolo di esistere.

Chi lo scrive e chi lo riceve

Lo scrive l'ufficio stampa dell'organizzazione, interno o esterno. Nelle grandi aziende è una struttura; in una PMI, un'associazione, un comune, una cantina o un festival è spesso una persona sola che fa anche altro, o il fondatore stesso. Va bene così: un comunicato scritto dal titolare che conosce i fatti è quasi sempre migliore di uno scritto da un'agenzia che li ha sentiti al telefono.

Lo ricevono i giornalisti delle testate che si occupano dell'argomento o del territorio: la redazione locale del quotidiano, la rivista di settore, il sito specializzato, la radio, l'agenzia di stampa (ANSA, Adnkronos, AGI, askanews). Non «i media» in generale: persone precise, con un nome e un argomento. Un comunicato mandato a cinquecento indirizzi in copia nascosta arriva a cinquecento persone a cui non interessa.

Com'è fatto: la struttura standard

La struttura del comunicato italiano è stabile da decenni, e i giornalisti la conoscono a memoria. Se la rispetti, chi legge trova ogni cosa dove se l'aspetta.

  1. Titolo: dice il fatto, con il nome di chi lo fa.
  2. Sottotitolo, o occhiello: aggiunge un secondo fatto o un numero.
  3. Luogo e data: «Ascoli Piceno, 15 settembre 2026».
  4. Lead: il primo paragrafo, con le 5 W. Chi, cosa, dove, quando, perché.
  5. Corpo: i dettagli, in ordine di importanza decrescente.
  6. Citazione: una frase di una persona con nome e ruolo, che dice qualcosa che il testo non può dire.
  7. Boilerplate: il paragrafo «Chi è [Organizzazione]», identico in ogni comunicato.
  8. Contatti stampa: nome, email diretta, cellulare.

Ogni sezione ha regole sue, ed errori tipici che si ripetono. Li trovi, con un esempio annotato riga per riga, nella guida su come scrivere un comunicato stampa. Se preferisci partire da un testo già impostato per il tuo caso, i modelli di comunicato stampa coprono eventi, mostre, concerti, libri, associazioni, comuni, startup, aperture e altri casi frequenti.

Differenza tra comunicato stampa e articolo

È la domanda che arriva più spesso, e la confusione è comprensibile: i due testi parlano dello stesso fatto e a volte usano le stesse frasi. Ma sono cose diverse su quattro punti.

Chi lo scrive

Il comunicato lo scrive la parte interessata: l'organizzazione che ha la notizia. L'articolo lo scrive un giornalista, che è terzo e risponde alla sua redazione e ai lettori, non a te. Questa differenza è tutto: il comunicato è una fonte, l'articolo è un giudizio su quella fonte.

Per chi

Il comunicato è scritto per i giornalisti, non per il pubblico. Deve dare loro i fatti, i numeri, il contatto per la verifica e una citazione. L'articolo è scritto per i lettori della testata, che non sanno nulla di te e non sono tenuti a interessarsene.

Tono

Il comunicato è in terza persona, neutro, senza aggettivi. Non «siamo orgogliosi di annunciare», ma «Cantina Bosco Alto apre la nuova cantina il 3 ottobre». Le opinioni stanno solo nella citazione, e sono di una persona con nome e cognome. L'articolo ha un tono suo, quello del giornalista e della testata, e può includere critiche, contesto, altre voci.

Cosa succede dopo

Il comunicato viene letto, verificato, e nella maggior parte dei casi non produce nulla. Quando produce qualcosa, produce un articolo, una breve, un servizio, un'intervista: il giornalista prende i fatti, li controlla, chiama, aggiunge, taglia. Se l'articolo è il comunicato copiato e incollato, è successo qualcosa di sbagliato in redazione, non qualcosa di giusto nel comunicato.

Comunicato, nota stampa, lancio d'agenzia, redazionale e rassegna stampa

Intorno al comunicato circolano altri termini che vengono usati come sinonimi e non lo sono.

Nota stampa

Una nota stampa è un comunicato più corto e più reattivo: poche righe, spesso senza tutta la struttura, che prendono posizione su un fatto già in corso. La risposta di un'amministrazione a una polemica, la precisazione di un'azienda su un articolo uscito. Non annuncia, replica o chiarisce. Nella pratica italiana i due termini si sovrappongono molto; quando qualcuno dice «mandiamo una nota» intende in genere qualcosa di breve e urgente.

Lancio d'agenzia

Il lancio è il testo che un'agenzia di stampa (ANSA, Adnkronos, AGI, askanews) manda ai propri abbonati, cioè alle redazioni. Lo scrive l'agenzia, non tu. Un comunicato può diventare un lancio se l'agenzia decide di riprenderlo, ed è una delle cose migliori che possano capitargli, perché a quel punto lo vedono tutte le redazioni in un colpo solo. Esistono anche servizi a pagamento delle stesse agenzie, come Immediapress di Adnkronos, che pubblicano il tuo comunicato così com'è in un canale dedicato: è una diffusione, non un lancio editoriale, e i giornalisti sanno distinguere i due.

Redazionale e pubbliredazionale

Il redazionale (o pubbliredazionale) è uno spazio comprato su una testata, scritto in forma di articolo. Lo paghi, decidi il testo, e per legge deve essere segnalato come contenuto promozionale. Il comunicato non si paga e non garantisce nulla: la testata lo riprende se lo ritiene una notizia. Mescolare i due, o pretendere che un comunicato venga pubblicato «integrale», è il modo più rapido per non essere più letti da quella redazione.

Rassegna stampa

La rassegna stampa non è un comunicato e non è una forma di comunicazione verso l'esterno. È il monitoraggio: la raccolta degli articoli che le testate hanno pubblicato su di te o sul tuo settore, in un dato periodo. Si fa dopo, per vedere cosa è uscito, e serve a misurare, a ringraziare, ad archiviare. Chi ti propone una «rassegna stampa» come servizio ti sta proponendo di leggere i giornali per te, non di scriverci.

Quando inviare un comunicato stampa, e quando no

Un comunicato si manda quando c'è una notizia: un fatto nuovo, con una data, che interessa a qualcuno oltre a te. Un'apertura, un evento con una data, una nomina, un risultato con un numero, un accordo, un premio, un'uscita, una prima. Il test è semplice: se togli il nome della tua organizzazione dal titolo, resta un fatto? Se resta, è una notizia. Se resta solo un aggettivo, no.

Non si manda per dire che esisti, che sei bravo, che il tuo prodotto è di qualità, che il sito è stato rinnovato, che è passato un anno. Non si manda per «tenere alta l'attenzione»: l'attenzione di una redazione si tiene alta con notizie vere, ed è finita, e un comunicato senza notizia la consuma. Un ufficio stampa serio manda meno comunicati di quanti ne vorrebbe mandare il titolare, e ogni volta vince lui.

Il momento giusto è prima del fatto, con un anticipo che permetta alla redazione di programmare (per un evento, una o due settimane; per una notizia economica, il giorno stesso, con embargo se serve), e mai il venerdì sera.

Come si diffonde oggi

Tre canali, con funzioni diverse. Non si escludono, e per la maggior parte delle organizzazioni piccole si usano i primi due.

Il wire gratuito. Piattaforme che pubblicano il comunicato su una pagina propria, indicizzata dai motori di ricerca, con una data e un feed RSS. Serve a dare alla notizia un URL stabile e citabile, a farla trovare a chi cerca il tuo nome e a chi cerca nel settore, e a comparire nelle risposte dei motori e dell'AI. Non serve a farsi leggere da un giornalista specifico: quello è il canale successivo. La lista delle piattaforme italiane è nella guida su dove pubblicare comunicati stampa gratis.

L'invio alle redazioni. Il comunicato mandato per email, uno a uno, ai giornalisti giusti, con due righe di presentazione (il pitch) e il link al testo e all'area stampa. È il canale che produce articoli. Richiede di sapere chi scrive di cosa, e di scrivere una mail che una persona voglia aprire. È lavoro, ma è il lavoro che conta.

Il wire a pagamento. I servizi delle agenzie di stampa e dei circuiti internazionali (Immediapress, PR Newswire Italia e simili) diffondono il comunicato su un canale dedicato, visibile alle redazioni abbonate, a un costo da alcune centinaia di euro a comunicato. Ha senso per notizie finanziarie, per aziende quotate, per chi ha bisogno di una data certa di diffusione. Per un'associazione o una piccola impresa, di solito no. Comunicato.net non vende diffusione su agenzie: come funziona la nostra distribuzione dei comunicati stampa lo trovi nella pagina dedicata.

Da dove cominciare

Se hai una notizia, scrivila nella struttura standard, tenendola sotto le 500 parole, con una data e una persona che risponde al telefono. Poi pubblicala gratis sul wire, con un account senza carta di credito e una revisione umana, così che abbia un URL da mandare ai giornalisti. Infine mandala, una mail alla volta, alle tre o quattro persone a cui interessa davvero. È tutto qui, ed è più di quanto faccia la maggior parte di chi «fa comunicazione».

Domande

Le domande più frequenti

Cos'è un comunicato stampa, in breve?▾

È un testo breve che un'organizzazione scrive e invia ai giornalisti per annunciare una notizia con i fatti essenziali: chi, cosa, dove, quando, perché. Contiene una data, una citazione, un paragrafo su chi è l'organizzazione e i contatti per la verifica. Serve alle redazioni per decidere se scriverne.

Qual è la differenza tra comunicato stampa e articolo?▾

Il comunicato lo scrive l'organizzazione interessata, per i giornalisti, in tono neutro e in terza persona. L'articolo lo scrive un giornalista terzo, per i lettori della testata, con il suo taglio e con eventuali critiche e altre voci. Il comunicato è una fonte; l'articolo è quello che un giornalista fa di quella fonte.

Che differenza c'è tra comunicato stampa e nota stampa?▾

La nota stampa è più breve e reattiva: poche righe che prendono posizione o precisano qualcosa su un fatto già in corso, spesso senza la struttura completa. Il comunicato annuncia una notizia nuova con titolo, lead, corpo, citazione, boilerplate e contatti. Nell'uso italiano i due termini si sovrappongono spesso.

La rassegna stampa è un comunicato stampa?▾

No. La rassegna stampa è il monitoraggio: la raccolta degli articoli che le testate hanno già pubblicato su un'organizzazione o un tema. Si fa dopo, per misurare e archiviare. Il comunicato viene prima ed è il testo che l'organizzazione manda ai giornalisti.

Quando ha senso mandare un comunicato stampa?▾

Quando c'è un fatto nuovo, con una data, che interessa a qualcuno oltre a te: un'apertura, un evento, una nomina, un accordo, un risultato con un numero, un'uscita. Non per dire che esisti o che il prodotto è di qualità. Se togli il nome dell'organizzazione dal titolo e resta un fatto, è una notizia.